01/10/2014
«Assurdo proporre il carcere per i clienti, riapriamo le case di tolleranza»

ROMA – Confronto in diretta radiofonica a “24 Mattino”, il programma di Alessandro Milan su Radio 24, tra la senatrice Patrizia Bisinella ed il deputato del gruppo Per l’Italia Gian Luigi Gigli, primo firmatario della proposta di legge che prevede sanzioni per i clienti delle prostitute arrivando in alcuni casi addirittura al carcere. Una posizione, quella di Gigli, in contrasto con quella Lega Nord, che viceversa propone l’abrogazione della legge Merlin, con la riapertura delle case chiuse, con regolarizzazione dell’attività e pagamento delle relative tasse.

 

«Trovo questa proposta di arrivare addirittura al carcere per i clienti un’esagerazione, se non qualcosa di fuori dal mondo – ha detto Patrizia Bisinella -. Creare un clima di oscurantismo assurdo ed una forma di controllo poliziesco per contrastare un fenomeno che esiste da quando mondo è mondo non serve a nulla. La nostra proposta, invece, oltre a contrastare il fenomeno dello sfruttamento e della prostituzione su strada può servire a recuperare risorse per le casse dello Stato tassando la prostituzione stessa».

 

«Preciso che nessuno nega che quello della prostituzione si un fenomeno allarmante, che talvolta assume dimensioni drammatiche e risulta collegato al traffico di persone con forme di schiavitù – ha continuato -. Noi diciamo, però, che da quando è stata imposta la legge Merlin nel ’58 il problema non solo non si è risolto, anzi, è peggiorato: queste ragazze per strada rappresentano una situazione di estremo degrado. Andando a colpire i clienti non farebbe altro che aumentare l’illegalità e la pericolosità: non si può eliminare in questo modo, c’è chi cercherà comunque di avvalersi di queste prestazioni».

 

«La nostra proposta di legge – ha concluso Bisinella – dice di vietare la prostituzione nei luoghi pubblici, consentendola invece in abitazioni private, previa comunicazione al questore ed impartendo subito regole che vanno rispettate, con controlli sanitari e misure precise da rispettare, eliminando lo sfruttamento delle donne e non favorendo più la criminalità organizzata. Regolarizzare la prostituzione e far pagare regolarmente le tasse a chi la esercita potrebbe significare 8 miliardi in più nelle casse dello Stato. Quindi riapriamo le case di tolleranza, recuperiamo risorse che possono servire per abbassare le tasse per i cittadini e per investimenti sul sociale, e nel contempo inaspriamo le pene per chi continua ad esercitare in luoghi pubblici».