03/02/2016
DDL UNIONI CIVILI – TESTO INTERVENTO DI PATRIZIA BISINELLA IN SENATO

«Per noi, lo dico subito, è fondamentale il diritto dei minori a nascere e crescere nel contesto dell’affettività tra un uomo e una donna. Il diritto dei bambini precede logicamente ed emotivamente qualunque desiderio degli adulti, per tutti coloro che hanno il senso delle nostre radici e del nostro futuro; questa è per noi la regola.

Ora questa legge va definita in modo da non incentivare la produzione di figli separata dalla affettività naturale attraverso la stepchild adoption o forme equivalenti.

 

Abbiamo presentato emendamenti al disegno di legge a firma congiunta con i colleghi di Area Popolare e anche una questione pregiudiziale di costituzionalità e una sospensiva di due mesi, questa in particolare, purtroppo respinta dall’Aula, proprio per chiedere il ritorno in commissione del provvedimento, perché si potesse riflettere ancora sulla possibilità  di stralciare gli artt. 3 e 5 del testo, che introducono la pratica dell’utero in affitto e l’adozione omosessuale. Gli emendamenti mirano a ricondurre il Ddl, attraverso una serie di abrogazioni e di modifiche, a un testo che si occupi del riconoscimento dei diritti individuali e di reciprocità per i conviventi, per tutte le coppie di fatto, anche omosessuali. Tra queste proposte di modifica, ad esempio, quella che vieta, disciplinando una sanzione specifica, il traffico di cellule e tessuti, quella che introduce il reato universale per la pratica della gestazione per conto d’altri e quello che rende obbligatoria la tracciabilità a scopi medici, garantendo per i bambini il diritto alla conoscenza delle origini.

L’aver firmato congiuntamente e convintamente questi emendamenti è significativo perché indica con i colleghi di Ap un comune sentire sui principi che sono alla base della nostra società, i principi relativi all’uomo. E più in particolare, il diritto dei minori a nascere e crescere nel contesto della famiglia naturale.

 

Perciò non ci sono mediazioni sull’adozione. O c’è o non c’è il riconoscimento del diritto alla genitorialità omosessuale al quale noi contrapponiamo il diritto primario dei minori a crescere con una mamma e un papà. L’affido rafforzato, la pre-adozione, il percorso speciale di adozione in sede giudiziaria sono oltretutto modalità che possono creare asimmetrie e difficoltà interpretative rispetto a quelle riconosciute alle coppie eterosessuali. Ma soprattutto il pericolo per noi è rappresentato dal tentativo  di sovvertimento del concetto stesso di famiglia naturale quale è quella sancita dalla Carta costituzionale e la sola orientata alla procreazione e all’educazione dei figli. E questo principio non è negoziabile. Per questo siamo contrari ad ogni ipotesi di adozione o simil-adozione, così come restiamo contrari al simil-matrimonio che ha lo scopo di far venire meno il presupposto giurisprudenziale alle adozioni. Diverso è il caso del minore orfano cui già la legge vigente sulle adozioni garantisce la continuità affettiva. Se un minore resta infatti orfano di entrambi i genitori già oggi è previsto che il giudice lo affiderà in adozione innanzitutto a chi può garantire continuità di cura e assistenza, anche morale ed affettiva. Ma il caso speciale di tutela del minore non può e non deve diventare la ragione per far prevalere il desiderio degli adulti come regola generale. Quanto all’affido rafforzato la soluzione ipotizzata peggiora il problema perché porta al rovesciamento della tutela.

Già oggi il c.d. affido in prova è di fatto una prassi per qualsiasi bambino resti senza genitori.

 

Pensare ad un figlio in un modo diverso dall’ordine naturale significa volerlo a tutti i costi come progetto di soddisfazione del proprio ego, nulla di più.

Peggio ancora è volere a tutti i costi che la legge intervenga a posteriori a fornire soluzioni accomodanti rivolte a garantire quel figlio ottenuto per forza.

Il figlio ha sempre un padre ed una madre che lo hanno generato e per lui sarebbe auspicabile che crescesse in presenza dei suoi genitori naturali, in quella famiglia.

Le unioni di altro genere, con tutto il rispetto per le diversità, nulla hanno a che vedere con la famiglia che è e resta l’unica unione complementare dei due sessi, maschile e femminile.

Un bambino nato da un utero e comprato da due uomini resta pur sempre figlio di una mamma e di un papà nonostante tutto.

Non possiamo decidere della vita come se ne fossimo i creatori. Qui si tratta di un ribaltamento delle leggi della vita. Decidere cosa sia famiglia o cosa no, cosa sia naturale o cosa no.

L’ordine naturale delle cose non può e non deve essere sovvertito.

In questa legge si è voluto introdurre qualcosa che non è la tutela prima di tutti e sopra ogni cosa dei bambini.

 

Senza dubbio dev’esserci il rispetto della persona in quanto tale, cioè dell’individuo immerso in un mondo di relazioni. E devono essere riconosciuti e garantiti i diritti dell’uomo anche nelle sue relazioni.

Siamo convinti che la famiglia sia la prima scuola di umanità, di relazioni, di dialogo. Sconvolgere questo bene dell’intera società, scardinando il concetto di famiglia naturale, come si vuole fare in questa legge con questi due articoli, il 3 e il 5, che potrebbero tranquillamente invece essere espunti dal testo, che allora sì riguarderebbe altro tema, magari più largamente condiviso, allora, si vuole forzare ciò che è nell’ordine naturale delle cose e che contrasta con l’opinione pubblica, con la diffusa concezione che della famiglia ha la nostra società.

Il tema della famiglia dunque ha una grande portata sociale ed è per noi inaccettabile il tentativo di ridurlo a una disputa di carattere confessionale tra laici e cattolici, tra ideologie estremiste, da un lato come dall’altro.

Per questo il dibattito sulla famiglia, su cui si chiede allo Stato di normare, al Parlamento di legiferare, deve coinvolgere laicamente tutti coloro che hanno a cuore i fondamenti e la tenuta del nostro stesso sistema sociale.

E deve rivolgersi alla generalità, alla maggioranza delle popolazione, non si può legiferare con carattere generale per rispondere agli interessi particolari di una parte minoritaria.

Il tema delle unioni civili tra persone dello stesso sesso non può e non deve essere affrontato dalla prospettiva dei diritti individuali, ma piuttosto da un’ottica di tipo sociale e di comunità, mantenendo lo sguardo sui diritti dei bambini. Il Ddl in questione invece si muove in direzione opposta: non solo perché attraverso il meccanismo dell’adozione da parte del partner dell’unione omosessuale sacrifica i diritti dei bambini ai desideri degli adulti, non solo perché incoraggia il ricorso alla maternità surrogata attraverso lo sfruttamento del corpo di donne che si prestano magari per bisogno a coloro che possono permetterselo, ma soprattutto perché esso contiene al suo interno una equiparazione, anche terminologica, dell’unione omosessuale al matrimonio e del partner dell’unione al coniuge. Ciò che a noi preoccupa non è il riconoscimento dei diritti, ma il fatto che attraverso l’adozione omosessuale si voglia conquistare il diritto ad essere genitori, la genitorialità, ed arrivare quindi a tale equiparazione.

Un errore che comporterà sicuramente a conflitti con la Costituzione.

Adoperiamoci dunque per stralciare dal testo del ddl ogni riferimento all’adozione, di cui all’art. 5, e per la riformulazione degli artt. 2, 3, 4 e 6, onde evitare equivoci; siamo nella fase emendativa e si può fare, non buttiamo via questa occasione.

Il diritto naturale e i diritti dell’uomo ricordiamoci che devono avere sempre la precedenza sui diritti individuali.

Non portiamo avanti in questo Parlamento provvedimenti che sono dati da posizioni ideologiche contrastanti con gli ideali della maggioranza degli italiani, mentre trascuriamo quei provvedimenti legislativi di cui la famiglia ha estremo bisogno e il cui ritardo fa dell’Italia fanalino di coda dell’Europa quanto a politiche di sostegno per la famiglia, per la natalità e per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Riconosciamo il valore sociale della famiglia formata dall’unione di una donna e di un uomo e aperta alla vita: la famiglia della nostra Costituzione italiana».

 

(Foto wikipedia)