20/02/2015
«Immigrati a Treviso, gestione assurda: colpa di Pd e Ncd, è il bue che dà del cornuto all’asino»

TREVISO – «Trovo vergognoso che chi ha la responsabilità politica della situazione ingestibile creatasi a Treviso ora se la prenda col prefetto Maria Augusta Marrosu». Lo dichiara la senatrice trevigiana della Lega Nord Patrizia Bisinella, commentando gli episodi degli ultimi giorni a Treviso collegati alla gestione degli immigrati; il riferimento è agli esponenti politici locali che hanno preso posizione contro la stessa Marrosu.

«Marrosu ha denunciato al Ministero dell’Interno, scrivendo ufficialmente più volte, fin dall’inizio delle ondate di arrivi incontrollati, che la situazione sul trevigiano stava esplodendo – sottolinea Bisinella -. Ha segnalato la situazione di emergenza ed insostenibilità crescente del territorio trevigiano perché la conosce e se ne era resa conto sul campo, girando per i comuni e consultandosi coi sindaci, interpellandoli, e verificando i possibili luoghi di ricovero. Lo ha segnalato più volte al Ministero, affermando che i prefetti vengono lasciati soli ad occuparsi dello “smistamento di immigrati”, senza poter interloquire o avere voce in capitolo, ma semplicemente dovendo eseguire ordini imposti da chi, invece, evidentemente la situazione dei territori non la conosce. Conseguenze di scelte sbagliate di politica nazionale attuate da Pd e Ncd vengono colpevolmente poi lasciate ricadere sui territori».

«È assurdo, ora, che esponenti locali dei partiti al governo responsabili di tali politiche scellerate sul fronte del fenomeno immigratorio pensino solo a scaricare la responsabilità su chi è semplicemente chiamato ad eseguire gli ordini dello stesso governo, ma è lasciato solo ad affrontare la realtà dei fatti che noi denunciamo da sempre – conclude la parlamentare della Lega -. Questa assurda gestione dell’immigrazione è colpa di Pd e Ncd, in definitiva è il bue che dà del cornuto all’asino. È un modo troppo comodo e vigliacco di agire, questo è il fallimento annunciato del governo Renzi: se ne vada a casa».