12/02/2014
La Lega Nord presenta 5 referendum

1) Abrogazione Legge Mancino (reati di opinione)
2) Abrogazione della norma che estende agli stranieri la possibilità di partecipare ai concorsi pubblici
3) Abolizione delle Prefetture – UTG
4) Abrogazione della Legge Merlin
5) Abrogazione della “riforma Fornero” sulle pensioni

 

 

quesiti referendari1

 

 

 

[di Simone Boiocchi, da La Padania]

 

 

Stop ai concorsi pubblici per gli stranieri, abrogazione della riforma Fornero, della legge Merlin, della Legge Mancino e “chiusura” delle Prefetture. Questi i temi dei cinque quesiti referendari depositati dalla Lega Nord in Cassazione. Ora partirà la raccolta firme sul territorio con un chiaro obiettivo: «dare la possibilità ai cittadini di scegliere». A guidare la pattuglia leghista che ha depositato i referendum, il segretario federale del Carroccio, Matteo Salvini. «Coinvolgeremo tutto il Paese – ha chiarito Salvini -. Abbiamo messo sul tavolo cinque temi che stanno a cuore a tutti e che vogliamo portare avanti con determinazione». «Riteniamo sacrosanto – ha chiarito Salvini parlando della richiesta di abrogare l’estensione dei concorsi pubblici agli stranieri – che la precedenza all’accesso ai concorsi pubblici debba essere riservata ai cittadini italiani». Così come vogliamo, ha aggiunto, «che le prostitute paghino le tasse. Esattamente come fanno i cittadini e che, sottoposte a controllo sanitario, esercitino la professione lontano dalle strade, in luoghi sicuri e delimitati a norma di legge». Quanto alle Prefetture la linea del Carroccio è chiarissima; «incarnano il potere dello Stato centralista», fonte «di spesa pubblica improduttiva». Nel mirino del Carroccio, che si è sempre schierato contro la sua introduzione, anche la riforma Fornero «che fa ricadere sui pensionati i costi della crisi». Non meno importante, infine, lo stop alla legge Mancino sui reati d’opinione «perché lesiva delle libertà fondamentali. Le idee – ha concluso Salvini uscendo dalla Cassazione – non si processano». Ecco le 5 propostre referendarie del Carroccio:

1) ABROGARE L’ESTENSIONE DEI CONCORSI PUBBLICI AGLI STRANIERI

Dal 4 settembre, possono partecipare ai concorsi pubblici, a esclusione dei posti che implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri ovvero attengono alla tutela dell’interesse nazionale, i cittadini extracomunitari titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o che godono dello status di rifugiato o dello status di protezione sussidiaria.

Perché abrogare la norma che estende ai cittadini stranieri la possibilità di partecipare ai concorsi pubblici?

- Perché diversamente da quanto sancito dall’articolo 51 della Costituzione, la cittadinanza italiana cessa di essere un requisito necessario per accedere ai concorsi pubblici;

- Perché significherebbe che la cittadinanza di un Paese dell’Unione europea cessa di essere un requisito necessario per accedere, ad esempio, all’attività di insegnante, di dipendente ospedaliero e di un ente pubblico;

- Perché riteniamo sacrosanto che la precedenza all’accesso ai concorsi pubblici debba essere riservata ai cittadini italiani. Si aggiunga che, a novembre 2013, il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 1,6%, che 1 giovane su 10 è disoccupato, che tra i 15 e 24 anni i disoccupati sono 659.000. Che il tasso di disoccupazione generale a novembre 2013 si attestava al 12,7%, che in 6 anni, tra novembre 2007 e novembre 2013 in Italia gli occupati sono diminuiti di 1,1 milioni di unità mentre i disoccupati sono più che raddoppiati passando da 1.529.000 a 3.254.000.

2) ABROGAZIONE LEGGE MANCINO

La “Legge Mancino” riguarda i reati d’opinione.

Perché eliminare la Legge Mancino?

- Perché è lesiva delle libertà fondamentali (l’articolo 21 della Costituzione stabilisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione);

- Perché è contraria al principio di tipicità per la scarsa precisione nella definizione della fattispecie di reato;

- Perché la valutazione del reato può essere soggettiva e può dar luogo a strumentalizzazioni e ad un uso distorto della legge.

3) ABROGAZIONE LEGGE MERLIN

Dai dati elaborati dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nel 2010, emerge che in Italia sono presenti da 50.000 a 70.000 prostitute. Circa 25.000 sarebbero immigrate, 2.000 minorenni e più di 2.000 le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. Il 65% delle prostitute opera per le strade, il 29,1% lavora in albergo e la restante parte in case private. Uno studio del 2007, commissionato dal Dipartimento delle Pari Opportunità, ha rilevato che il giro d’affari intorno a tale fenomeno ammonta ad una cifra che si aggira attorno ai 5 miliardi di euro. La legge 20 Febbraio 1958, n. 75, “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”, attualmente in vigore, vieta l’esercizio delle case di prostituzione nel territorio dello Stato e dispone la chiusura dei «locali di meretricio», abolendo conseguentemente ogni forma diretta o indiretta di registrazione da parte delle autorità di pubblica sicurezza e delle autorità sanitarie. Sono inoltre apportate ampie modifiche al codice penale relativamente ai delitti di sfruttamento e tratta connesse alla prostituzione, di adescamento e libertinaggio. A 56 anni dall’approvazione della legge, bisogna riconoscere che la mancanza di regolamentazione della prostituzione, che essa ha sancito, ha finito per creare tutta una serie di problematiche estremamente rilevanti di carattere economico, sociale, sanitario e di sicurezza, che sono sotto gli occhi di tutti, nonché il sempre più crescente degrado e lo spettacolo poco edificante a cui dobbiamo assistere quotidianamente nelle strade delle nostre città.

Perché abrogare la Legge Merlin?

- Perché vogliamo che le prostitute paghino le tasse, esattamente come fanno tutti i cittadini e che, sottoposte a controllo sanitario, esercitino la professione lontano dalle strade, in luoghi sicuri e delimitati a norma di legge;

- Perché l’abrogazione significherebbe più sicurezza e tutela per chi esercita questa attività;

- Per la riqualificazione e il controllo del territorio;

- Per combattere la criminalità, la tratta e lo sfruttamento;

- Perché implicherebbe maggior gettito fiscale e, quindi, più risorse economiche da investire in sicurezza.

4) ABROGAZIONE DELLE PREFETTURE

Perché eliminare le Prefetture?

- Perché il prefetto è l’emanazione dello Stato negli enti periferici, rappresenta un elemento da cancellare, incarnando il potere dello Stato centralista. Sostanzialmente, il mantenimento di questa figura istituzionale non dà in alcun modo ai territori la possibilità di autogovernarsi mentre il concetto di autogoverno è insito in un sistema federalista;

- Perché è una figura fonte di spesa pubblica improduttiva;

- Perché la riforma federale del Paese deve far diminuire il peso dello Stato, mantenere questa figura istituzionale non darebbe alle varie realtà territoriali la possibilità di governarsi in maniera autonoma;

- Perché il prefetto si pone in netta contrapposizione con le esigenze di un vero decentramento dei poteri in favore delle autonomie locali;

- Perché in tutti gli Stati federali del mondo, è assente la figura del prefetto, perché rappresenterebbe un controllo e una ingerenza dello Stato centrale nell’autonomia degli enti periferici.

5) ABROGAZIONE DELLA “RIFORMA FORNERO”

Gli effetti nefasti della Riforma Fornero sono sotto gli occhi di tutti. Innanzitutto, ha creato la “questione esodati” riguardante coloro che, per effetto della Riforma, si sono trovati senza reddito né da pensione né da lavoro. Il rapporto dell’INPS del 20 Gennaio 2014, sottolinea che gli esodati che hanno effettivamente ottenuto la liquidazione della pensione sono 33.147 su 162.147. Ciò significa che neppure gli interventi post riforma sono riusciti a sanare una situazione gravissima. La Riforma Fornero, innalzando l’età pensionabile, ha reso più rigida e difficile l’uscita dal mondo del lavoro ma ha reso ancor più complicato l’accesso al lavoro. Infatti, un dato altrettanto preoccupante imputabile alla Riforma Fornero è il tasso di disoccupazione giovanile che ha toccato, nel novembre 2013, il 41,6%, in rialzo di quattro punti rispetto a novembre 2011. Del resto, come ovvio, innalzando l’età pensionabile si blocca il virtuoso turn-over che consente ai giovani di occupare le posizioni lavorative lasciate libere da coloro che accedono al trattamento pensionistico. Il combinato di tale devastante effetto con la perdurante crisi economica non può che peggiorare ulteriormente il quadro. Basti pensare al Piemonte: un’indagine Bankitalia resa nota nel Novembre 2013 e relativa al primo semestre dell’anno, ha messo in luce che la disoccupazione giovanile è cresciuta più della media nazionale toccando il 39%, (nel 2012, in Piemonte i giovani senza lavoro erano il 31,9% e in Italia il 35,3%).

Perché abrogare la riforma Fornero?

- Perché la Riforma Fornero danneggia le donne aumentando l’età pensionabile senza considerare il carico di lavoro familiare e sociale che da sempre le donne si assumono;

- Perché non affronta il tema dei lavori usuranti e, fa ricadere sui pensionati, in quanto categoria «quantificabile» i costi della crisi;

- Perché riteniamo doveroso ripristinare le regole di accesso al pensionamento secondo la normativa previdente.