28/11/2014
Riforma PA: «Renzi ha troppa fretta, non si possono ignorare le diversità tra regioni»

VENEZIA – Rifiorirà la pubblica amministrazione? È questo l’input lanciato dal convegno organizzato per il 28 novembre da Direl (organismo sindacale unitario indipendente dei dirigenti pubblici degli enti locali) al Centro Culturale Candiani di Venezia – Mestre. L’incontro, cui ha presenziato in veste di relatrice la senatrice della Lega Nord Patrizia Bisinella, segretario della Commissione Affari Costituzionali, è servito per fare il punto sulla riforma dell’amministrazione pubblica.

Il tentativo di riforma che sta per attuare il governo Renzi è l’ultimo di una lunga serie di tentativi susseguitisi nell’ultimo ventennio con esiti spesso deludenti. A giugno sono stati messi a fuoco dal governo i punti più urgenti della riforma, a luglio è  stato licenziato il disegno di legge 1577 con la parte più ampia della manovra, mentre in Senato è già iniziato l’esame delle deleghe allo stesso governo con le prime audizioni. Troppa fretta? Non c’è dubbio secondo la senatrice Bisinella.

 

«Manca una visione complessiva e ragionevole, tutto sta avvenendo in modo eccessivamente affrettato – ha affermato Bisinella -. Non c’è fine ai risvolti che potrebbe implicare una riforma del genere, che, ribadisco, manca di una visione complessiva. E in effetti ora in commissione il provvedimento si è arenato, probabilmente ora le logiche politiche sono altre e resterà fermo. Dubito che in definitiva ci possano essere dei tempi così celeri come quelli annunciati».

Non bisogna prescindere, secondo la parlamentare della Lega Nord, da una visione che tenga conto delle diversità territoriali del paese e della diversa distribuzione dei dirigenti pubblici. «Il rapporto sul numero dei dirigenti pubblici suddivisi per regione indica quanto la presenza del pubblico impiego sia distorta nel Paese – ha detto -. Ci sono realtà, come Veneto e Lombardia, con un numero di dirigenti pubblici più basso rispetto ad altre realtà, con una resa del servizio più alta ed altrettanto dicasi per velocità nelle risposte ai cittadini. E tutto questo avviene con un costo inferiore. In queste regioni abbiamo meno dipendenti pubblici e sono meno pagati rispetto ad altre realtà. Negli anni si sono create delle distorsioni pubbliche che si sono lasciate andare e questo comporta che oggi, con la recessione che stiamo vivendo, non sia più possibile mantenere un tale apparato pubblico: graverà sempre di più su quello privato, è chiaro che non si può continuare così, quindi la spesa pubblica e la resa dei servizi vanno parametrate in base a realtà territoriali. Questo è l’unico modo per realizzare una riforma di buon senso. Non possiamo pensare che si risolvano i problemi del paese dicendo semplicemente di tagliare l’impiego pubblico. Che fine faranno le migliaia di famiglie di questi dipendenti pubblici? Comporteranno altri costi rientrando negli ammortizzatori sociali. Le riforme fatte troppo in fretta non possono funzionare, basti guardare a quella delle provincie».