02/04/2014
Riforma Titolo V e del Senato, Bisinella: «Gli enti locali ne perderanno ancora»

ROMA – «La riforma del Titolo V della Costituzione e del Senato priverà le regioni di importanti competenze: ha un impianto centralista e accentratore, va cioè in controtendenza rispetto all’obiettivo di valorizzare e rappresentare le autonomie e le regioni».

È critica la senatrice di Castelfranco Veneto Patrizia Bisinella sulla proposta del premier Matteo Renzi. Pur condividendo la riduzione del numero di componenti del Senato – la Lega l’aveva proposta già nel 2005 – la parlamentare della Lega Nord, segretario e capogruppo in Commissione Affari Costituzionali, dove il testo approderà a breve, sottolinea come sia necessario riconsiderare la rappresentanza delle regioni.

 

«Stando al testo attuale, al Veneto spetterebbero 6 senatori, come le regioni più piccole: è chiaro che ci vuole una modifica – afferma Bisinella -  Certamente la proposta del governo è una base di partenza per dei lavori di riforma che condividiamo, ma che richiedono necessari approfondimenti. L’articolato così com’è presenta criticità e va corretto: preoccupa la composizione non elettiva del nuovo Senato, tenuto conto anche dei 21 senatori di nomina del Presidente della Repubblica, le competenze che il Senato avrà rispetto alla Camera dei Deputati non sono chiare e ci sarà, appunto, l’accentramento di competenze regionali in capo al governo».

 

Poco chiare le funzioni che avranno i rappresentanti locali che entreranno a far parte del nuovo Senato. Paradossalmente il rischio è che, investendoli di questo nuovo incarico, si vada nella direzione di privare ulteriormente gli enti locali di rappresentanza e autonomia.

«Il nuovo Senato voluto da Renzi – prosegue Patrizia Bisinella – non avrebbe alcuna voce in capitolo sulla fiducia al governo, che rimarrebbe in capo alla sola Camera dei Deputati, ugualmente non voterebbe il bilancio dello Stato, di competenza sempre solo della Camera. Nessuna elezione diretta dei suoi componenti e nessuna indennità, però, dato che sarà composto da presidenti di regione, sindaci di importanti città e consiglieri regionali, o si pensa che costoro non abbiano nulla da fare per poter stare a Roma, oppure in realtà il vero obiettivo è che il Senato non conti nulla, sia solo una scatola vuota, alla faccia della rappresentanza delle autonomie e dei territori».