05/09/2014
Rischio ebola in Veneto, Bisinella interroga ministro della Salute

TREVISO – Dopo l’allarme lanciato ripetutamente a livello internazionale, anche in Veneto si sono rafforzate le misure preventive rispetto all’ebola. Alle aziende sanitarie regionali è stato inviato il protocollo con le indicazioni operative per rispondere ai casi di sospetta malattia e per un’adeguata prevenzione, che nei giorni scorsi sono servite a Padova, dove si è verificata la presenza di due casi che presentavano sintomi compatibili con quelli dell’ebola.

«Possiamo ritenere che gli ospedali veneti siano preparati, ma non ci sono ancora arrivate rassicurazioni da parte del ministro della Salute sulla verifica dell’applicazione dei protocolli di sicurezza per le compagnie aeree e di trasporto marittimo e se siano previste misure adeguate per il rimpatrio di nostri concittadini contagiati», sottolinea la senatrice trevigiana della Lega Nord Patrizia Bisinella.

 

Per questo ha presentato un’interrogazione parlamentare allo stesso ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. «Il ministro venga a riferire in aula se, in coordinamento con i ministeri competenti e con le autorità internazionali, abbia verificato l’applicazione dei protocolli di sicurezza per le compagnie aeree e di trasporto marittimo che effettuano rotte da e per i paesi africani coinvolti, quanto in particolare a formazione del personale di bordo per identificazione dei sintomi, informazioni sugli organi cui effettuare la notifica di casi sospetti, misure di identificazione, contenimento ed isolamento da adottare in porti ed aeroporti e se siano state predisposte misure idonee nel caso di contagio di nostri concittadini con procedure di rimpatrio immediato e ricovero», dice ancora Bisinella.

 

«In questo periodo – rileva – migliaia di clandestini vengono sbarcati nei porti del Paese e smistati nei nostri territori senza alcun criterio e senza la certezza di avere adottato tutte le necessarie misure di sicurezza». Per questo chiede ancora al ministro «se il personale militare e civile addetto al primo contatto coi clandestini dell’operazione Mare Nostrum abbia ricevuto la formazione professionale necessaria per affrontare l’emergenza e sia dotato di idonei presidi sanitari di tutela dal contagio, per la salvaguardia della propria salute e della cittadinanza».