11/11/2016
SEN. BISINELLA: “LA RIFORMA COSTITUZIONALE PER LA SANITA’ NON TOGLIE NULLA ALLE REGIONI: CHI LE GOVERNA EVITI FALSI ALLARMISMI”

“Basta con il terrorismo sulla salute dei cittadini veneti: per la sanità, con la Riforma della Costituzione, nulla verrà tolto alle Regioni e non vi sarà alcun abbassamento degli attuali livelli qualitativi; al contrario ci sarà un maggiore coinvolgimento delle Regioni”. Lo afferma la Sen. Patrizia Bisinella del gruppo Fare con Flavio Tosi.

“Il Presidente Zaia e l’assessore alla sanità del Veneto Coletto, come pure il Presidente della Lombardia Maroni, dimostrano di non avere scrupoli nello strumentalizzare il diritto alla salute dei loro concittadini pur di propagandare il loro “no” alla riforma costituzionale, stravolgendo la verità dei fatti. E’ falso infatti affermare, come fanno, che con la riforma costituzionale la sanità sarà decisa da un ufficio romano e non più dalle Regioni. Non è così, è una colossale bufala!

Se avessero letto bene il testo, saprebbero che, con la riforma, all’art. 117 secondo comma della Costituzione viene precisato che in materia di sanità lo Stato é chiamato a emanare “disposizioni generali e comuni”, che devono valere su tutto il territorio nazionale, mentre al terzo comma dello stesso art. 117 “la programmazione, l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari e sociali” viene ora attribuita in via esclusiva alle Regioni, eliminando la confusione e le incertezze che ci sono state finora. Inoltre, proprio la riforma, permetterà allo Stato di intervenire in modo uniforme su tutto il territorio, ponendo fine ai casi di vergognosa disparità tra i cittadini di diritto alla salute: ad esempio il farmaco contro l’Epatite C viene erogato gratuitamente in alcune Regioni e in altre no, senza che si sia mai potuto intervenire, mentre i servizi di prevenzione tumorale femminile sono presenti in alcune Regioni ma assolutamente inesistenti in altre”.

“Sarebbe meglio, quindi – conclude la Sen. Bisinella – che chi governa le Regioni evitasse di seminare ingiustificati timori e allarmismi e si concentrasse nella gestione più responsabile possibile, specie chi, come Zaia e Coletto, si ritrovano (loro, non la riforma costituzionale) un clamoroso deficit di 600 milioni di euro”.