04/11/2014
Treviso, ragazza stuprata e ladri scarcerati: Bisinella interroga il governo

TREVISO – «Non è più tollerabile che persone irregolari sul territorio italiano vengano lasciate libere di continuare a delinquere: i due casi di Treviso degli ultimi giorni confermano che il sistema legislativo e quello giudiziario sono malati». La senatrice della Lega Nord Patrizia Bisinella si riferisce allo stupro di via Pisa compiuto domenica mattina da un marocchino di 39 anni irregolare sul territorio nazionale ai danni di una giovane connazionale e alla scarcerazione di tre componenti di una banda di albanesi dedita a furti e rapine nella zona di Conegliano, pure questi clandestini, decisa dal gip di Treviso Angelo Mascolo, contro cui la Procura trevigiana si opporrà ricorrendo al Tribunale del Riesame.

 

«Sono episodi che possono solo alimentare la sfiducia nello Stato da parte dei cittadini – afferma Patrizia Bisinella -. Ancora una volta le cronache riportano di una ragazza che subisce la violenza di uno straniero a cui viene consentito di andare dove vuole, frequentare locali pubblici e spassarsela anche se irregolare. Lo stupro di Treviso fa parte di una lunga serie di violenze a sfondo sessuale annunciate ed evitabili, rispetto a cui è diventato impossibile far finta di niente.

Porterò quanto accaduto all’attenzione del Parlamento, come del resto farò rispetto alla scarcerazione decisa dal gip di Treviso rispetto ai clandestini responsabili di decine di furti e di rapine nella zona di Conegliano. Sul caso questa mattina ho depositato un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno. Al primo chiedo se non ritenga opportuno verificare se sussistano i presupposti per effettuare un’ispezione mirata a comprendere l’entità della decisione assunta dal gip e di prevedere, in relazione ad alcuni reati, l’obbligatorietà di scontare in carcere la custodia cautelare. Al secondo che provvedimenti intenda adottare per garantire un’efficace sistema di sicurezza del territorio,  tenuto anche conto dei tagli sempre più drastici ai comuni che obbligano i sindaci ad agire con strumenti a difesa della comunità sempre più deboli».